Il codice si fece carne

La Harvard Medical School ha deciso di adottare come testo consigliato sia per docenti che studenti, il libro "Resi Umani" del Dott. Pietro Buffa e Mauro Biglino. A parte la soddisfazione di vedere un bioinformatico e ricercatore dell'Univ. di Catania sfidare il darwinismo da una parte e il creazionismo dall'altra, finalmente le "stravaganti" (o ritenute tali) ipotesi di esointerventismo e domesticazione umana cominciano a farsi strada nel mondo accademico che conta.

Guardando l'uomo con l'occhio dell'informatico, egli non è altro che una macchina biologica dotata di un software, un sistema operativo (scritto nel DNA) e il cui kernel sta nella rete neurale celebrale (talmente complessa che l'intelligenza artificiale si è data come mission quella di riprodurla!) e un hardware (il corpo).

Considerando che oggi l'uomo è in grado di pensare, teorizzare e dimostare algoritmi senza che vi sia una macchina reale sottostante, ma solo astratta (penso agli innumerevoli algoritmi di informatica quantistica), trovo un parallelismo con l'ipotesi esointerventista. Il nostro software biologico potrebbe essere stato pensato prima dell'hardware ed innestato successivamente in una macchina biologica pre-esistente. Parafrasando la bibbia tanto cara ai credenti, potremmo dire che ad un certo punto "il codice si fece carne".

Se fosse così, il passo successivo è capire chi ha scritto il codice e chi è l'artefice dell'intervento di integrazione con il corpo scimmiesco.

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