Una società sotto controllo

In questi giorni sono continuamente bombardato da input socio-ambientali che mi ricordano il grande dilemma della sicurezza informatica: e cioè trovare il giusto compromesso tra privacy e progresso sia commerciale che tecnologico.

Mi sto rendendo conto che la stragrande maggioranza della popolazione se posta davanti all'ipotesi di essere tenuta sotto controllo da parte di un grande fratello, si sente ovviamente "attaccata" e sarebbe contraria a strumenti di rastrellamento dei dati personali (salvo poi dover accettare forzatamente per usufruire di certi servizi aziendali) e magari ritiene che sia corretto avere una tutela legale della propria riservatezza, ma contemporaneamente delega ad altri il controllo di sicurezza, non presta attenzione alle azioni che intraprende, nè valuta i rischi quando è attratta da qualcosa di innovativo (come i bimbi quando vedono un giocattolo nuovo, che lo vogliono e basta!).

L'entrata in vigore del GDPR ha creato non pochi disagi alle aziende, le quali se potessero, eliminerebbero tutti i balzelli burocratici relativi alla privacy. Tuttavia, attraverso delle azioni virali le aziende riescono ad escogitare sempre nuovi sistemi per strappare dati ed elaborare informazioni e previsioni. Dall'altra parte abbiamo una platea di comuni cittadini che alla prima App che invecchia la faccia non presta attenzione a chi conferisce i propri dati e nel caso specifico la forma del viso e accetta, accetta, accetta qualunque cosa pur di provarla (Io no! non sono un accept man, ma questo non significa che non uso la tecnologia!)

Appena 24 ore fa, si è diffusa la notizia che dietro a quella app ci sia nientemeno che l'ombra della Russia e dei servizi segreti, e cioè che l'app sia forse uno strumento per rastrellare dati per il riconoscimento facciale e creare un'enorme mole di dati per l'addestramento di intelligenze artificiali, visto che i server dell'azienda che ha diffuso l'app, si trovano a San Pietroburgo.

Io non so se questa diceria sia vera, o sia una fake news diffusa ad arte dagli occidentali per farci al solito spaventare dai cattivoni orsi russi, anche perchè se cosi fosse, chi diffonde questo timore ,dovrebbe ad onor del vero dirci, perchè non dovremmo spaventarci pure di facebook o instagram : i più grandi rastrellatori di foto al mondo! E sicuramente il proprietario e le sedi di questi social, non sono di certo riconducibili alla grande madre russia.

Aggiungo che quelle stesse persone che per divertimento usano Face App, magari trovano inquietante la democrazia diretta o l'idea visionaria espressa nel video "Gaia - the future of politics" paventando un nuovo ordine mondiale, dove la democrazia è gestita online magari da un'azienda privata rispetto alla quale i governi non riescono più a metter freno (come se già non l'avessero fatto con altre aziende private, chiamate BANCHE e che oltre a controllare il denaro, rastrellano legalmente i nostri dati nel rispetto delle norme privacy quando apriamo un conto o facciamo delle operazioni allo sportello). Qualcuno c'ha fatto pure un film abbastanza inquietante ma prevedibile, "The Circle", con Tom Hanks andato in onda proprio ieri sera su Rai Tre.

Anche qui, non capisco se il film è fatto per metterci in guardia dall'arrivo di questo nuovo pericolo, non più comunista, ma informatico-populista o se sotto sotto, con il tipico stile debunking americano puntano il dito contro gli altri (a volte russi, a volte cinesi, a volte nordcoreani) ma sono loro alla fine a tenerci sotto controllo come formiche dentro un laboratorio.

Di fronte a questo scenario, l'unico strumento di difesa è riflettere su ciò che facciamo e non essere precipitosi. Ad esempio, se devo concedere l'autorizzazione al trattamento dei dati personali devo sempre chiedermi: "Perchè lo voglio fare? Ne vale la pena?". Se in cambio dei miei dati, mi viene fornito un servizio indispensabile o un guadagno, è giusto valutare la concessione. Ma se in cambio ottengo una stronzata, come "sapere come sarò da vecchio", ci si deve chiedere che ci guadagno dall'ottenere questa informazione e cosa ci guadagna il fornitore di tale servizio.

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