L'evoluzione del Marketing nell'era digitale

Ho avuto l'opportunità di avere un'istruzione media secondaria tecnica di tipo commerciale arricchita da rudimentali concetti di informatica (sto parlando di Basic e Cobol, quindi parlo di archeologia informatica!) che permetteva a noi poveri studenti, ignari del mercato, di poterci fregiare alla fine del percorso scolastico del titolo di "ragionieri programmatori".

Tra gli argomenti di studio di un potenziale ragioniere vi erano il Marketing e le Ricerche di mercato. Argomenti tecnici che avrebbero dovuto caratterizzare la figura di un tipico impiegato da ufficio vendite impegnato a stabilire sempre nuove strategie per lo sviluppo di relazioni aziendali e ampliamento della clientela.

Nell'era digitale, tutto però è cambiato. Nei libri di tecnica ed economia aziendale troviamo spesso paginate e paginate di spiegazioni sterili, incuranti della realtà che ci circonda, tanto quanto la preparazione tecnico-scientifica propedeutica ad affrontare le nuove sfide commerciali.

Ad esempio, quelle che sono ritenute, ancora oggi, le più moderne tecniche di Web Marketing arrancano, cominciano ad avere le prime difficoltà, a tratti sembrano anche superate: L' email marketing, gli annunci pubblicitari, i pay per click o i pay per view sono ormai strategie sotto attacco, accusate di violare la nostra privacy e pertanto sotto il mirino della legge. Questo probabilmente è l'inizio della loro fine. Ma se è vero che la nuova normativa sulla privacy può limitare i cookie, la legge non dice nulla su come condizionare i potenziali clienti con l'intelligenza artificiale.

L'intelligenza artificile, questa sconosciuta nel marketing delle PMI, che per ovvi motivi non può essere lasciata in mano a semplici "ragionieri"! Come si può parlare di marketing, quando si deve competere con "big data" che non tracciano più i comportamenti individuali ma indirizzano le azioni degli utenti con algoritmi che le prevedono e le agevolano traendo inferenze logiche molto ristrette nelle conclusioni (quasi conseguenziali) dall'analisi dei dati aggregati raccolti in forma anonima (quello si, consentito dalla legge)? ...

Dossieraggio dei pensieri

La prima regola che insegnano, in qualunque corso di sicurezza informatica, è che bisogna dubitare di tutto e di tutti. Mai avere la certezza di sentirsi al sicuro, anche quando ci riteniamo capaci nell'utilizzo delle nuove tecnologie o nella gestione dei sistemi informatici di autenticazione e cifratura. Si percepisce come siamo in balia dell'insicurezza più totale direttamente nella vita quotidiana. Ad esempio, una legislazione infomatica apparentemente restrittiva a protezione della privacy, diventa inutile se aggirata costantemente dall'obbligatorietà di accettare le policy ogni qualvolta vogliamo accedere ai servizi web più disparati. Pertanto, tutto questo gran parlare dei colossi dei big data risulta stucchevole, visto che nel momento stesso in cui noi scriviamo, pubblichiamo, o mettiamo un like in un social siamo consapevoli del rischio a cui andiamo incontro in termini di profilazione e dossieraggio. ...