Il nazionalismo sportivo

"Questa è l'italia che vogliamo" o "Realtà 1 - Pontida 0" sono frasi senza senso. L'idea di indossare una maglia azzurra e sentirsi per tale motivo automaticamente italiani è una delle tecniche di addomesticazione umana che sono state adottate per dividerci gli uni dagli altri. Al confine con la francia, la svizzera, la slovenia, l'austria se si nasce 100 metri da un lato si è italiani, se si nasce 100 metri dall'altro lato si è stranieri? O si arriva al punto di dire che le gare sportive sono patrimonio di tutta l'umanità ed espressione della vitalità e della gioia umana e si tolgono i riferimenti nazionalistici o si finisce con l'ipocrisia di dire che una nazione non è individuabile dal fenotipo maggioritario che ne caratterizza la sua popolazione nonchè dalla cultura e dalle sue consuetudini dominanti.

Oggi siamo tutti obbligati a non essere razzisti per legge (ovviamente e finalmente direi...). Ci siamo scrollati di dosso, almeno sulla carta, un'incomprensibile odio su base biologica , nata da una differenza che però non possiamo negare. Esistono altre forme di razzismo più subdole e delle quali non si vuol discutere...Siamo ipocritamente obbligati a rendere onore alla bandiera, all'inno, e a tutti i simboli nazionalistici di cui si fa largamente uso nello sport, dai mondiali all'atletica e nello stesso modo in cui lo si fa nelle parate militari, nelle ricorrenze patriottiche ed istituzionali. ...